Scuola italiana/ uomini o caporali?
Scuola italiana/ uomini o caporali?

Scuola italiana/ uomini o caporali?

Sono diversi giorni che medito questo “articolo”.
Finalmente mi sono deciso di mettere nero su bianco il mio pensiero, che ha avuto origine dalla pubblicazione, su vari social media, di una paginetta tratta da un libro scolastico.
Un trafiletto molto esplicativo su ciò che è diventata, oggi, la scuola italiana assieme a tutto ciò che la circonda: professori, presidi, istituzioni, editoria, genitori e allievi.
Possiamo affermare tranquillamente che la scuola italiana giace sul fondo della cloaca massima che oggi è lo stato italiano.
La mia ritrosia a scrivere questo articolo era dovuta al fatto che io non riesca a vedere veramente una via d’uscita per una simile situazione.
E non mi pare giusto delineare i difetti, di un qualsiasi argomento, senza proporre soluzioni.
L’unica che mi viene in mente è che, stando proprio sul fondo della cloaca, più che provare a salire non può. A meno che non arrivino ordini per scavare.
Visti i tempi, tutto è possibile.
Tra l’altro, non frequentando da tempo tali ambienti e con i miei figli usciti ormai da anni da quell’orbita, posso solo basarmi su quello che vedo scorrermi attorno ogni giorno, compresa la paginetta menzionata, e direi che non è poco.



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Dal mio diploma, anni’80, ad oggi, ho assistito a continue e ripetute riforme della scuola, spesso in contrasto tra loro, che l’hanno come annichilita.
Queste che riporto, sono le più recenti e spero di non dimenticarmene nessuna:

1. Ministro Luigi Berlinguer dal 1996 al 2000
2. Ministro Letizia Moratti dal 2001 al 2006
3. Ministro Giuseppe Fioroni dal 2006 al 2008
4. Ministro Maria Stella Gelmini dal 2008 al 2011
5. Ministro Francesco Profumo dal 2011 al 2013
6. Ministro Maria Chiara Carrozza dal 2013 al 2014
7. Ministro Stefania Giannini dal 2014 al 2016.

Tutte riforme con regole calate dall’alto, improvvisate e senza il reale coinvolgimento di chi è attore della scuola.
Ma soprattutto con tali attori sempre a capo chino, accettando la qualsiasi pur di ossequiare le istituzioni, accontentandosi dei gettoni, sempre più pochi e sempre più piccoli, che il governo di turno promette e non mantiene.
Per dirne una riguardo ai gettoni: abbiamo assistito solo recentemente allo spreco di milioni di euro per acquistare ridicoli e inutili “banchi a rotelle”, e nemmeno uno stanziato per le infrastrutture che chiamare fatiscenti è un complimento.


A seguito di queste riforme, abbiamo una generazione di ragazzi, nati nel nuovo millennio, che non sa esprimere un pensiero compiuto né per iscritto e neppure a voce. Basta sentire le loro interviste, quando qualcuno si degna di ascoltare il loro pensiero, su qualsiasi argomento.
Non hanno la padronanza della loro lingua, non conoscono la maggior parte degli argomenti che gli vengono sottoposti.
Parlando per esperienza personale, ho avuto il ragazzo più giovane che per tutti i cinque anni delle elementari ha messo crocette su fotocopie fornitegli dalle insegnanti, a corredo di racconti fantasiosi, presi chissà dove e chissà di chi, come fossero dei quiz da risolvere per commentare il testo esposto.
Nessuna opinione e nessun commento richiesto allo studente.
Poi arrivi alla scuola media, dove magari trovi un’insegnante vecchia maniera (tali eccezioni esistono sempre in tutti i campi e sono sempre bene accette), che ti fa scrivere un tema dove raccontare o esprimere una idea, e devi ripartire daccapo.
Quante ore consumate per arrivare alla stesura di una piccola tesina, e quante altre per fargli esprimere una opinione di senso compiuto su un articolo letto da un giornale o da un documentario televisivo.
Ma, devo dire, che l’impegno è stato ben ripagato da alcune soddisfazioni giunte negli anni successivi.

Mi è capitato di leggere recentemente un comunicato ufficiale dell’Istituto superiore di Sanità dell’agosto 2023: «La maggioranza degli adolescenti non ama la scuola. Solo il 13 per cento dei ragazzi, con proporzioni leggermente maggiori per i più piccoli, dichiara di apprezzare la scuola. Percentuale che scende drammaticamente al 6 per cento tra i quindicenni».
Mi pare normale, no?
L’amore per il sapere è naturale, innaturale è odiarlo.
Quindi che succede?
Succede che i libri di testo, sempre nuovi ogni anno e sempre più costosi, contengono tante paginette come quella già menzionata.
Ma proviamo ad analizzare il testo che contiene.
Già il titolo è tutto un programma: “Il cervello complottista”.
Il termine “complottista” viene sempre di più utilizzato in modo dispregiativo per indicare quella categoria di persone che non si attiene alla narrativa dominante.
Io stesso lo uso per identificarmi in tale categoria, e l’ho usato come titolo del mio libro.
Ma è un termine errato. Infatti l’uso che ne faccio personalmente è proprio per ridere di quelli che, appiattendosi sull’informazione di massa, ripete a pappagallo tutto ciò che gli viene inculcato, senza neppure ragionare sul significato delle parole, figurarsi sul contenuto.
Complottista, secondo l’italiano corrente, è colui che organizza i complotti. Chi li svela, e tratta anche di congiure e intrighi occulti, si chiama “complottologo”. Quindi, a mio parere, che un testo per la scuola usi tale termine, senza conoscerne il suo reale significato, è a dir poco scandaloso.
E infatti, per dire, c’è voluto il cervello di un “complottista” per far circolare questo orrore scolastico in rete.
Ma c’è di più, molto di più.
L’autore del testo, non contento di aver scritto una castroneria simile nel titolo, spiega a chi legge, cioè allo studente, come si giunge a scrivere tali castronerie: bloccando il ragionamento del proprio cervello.
Da non crederci, vero?


“La realtà è complessa e spesso è difficile da spiegare” – scrive – “I complottisti, in genere, non si accontentano delle spiegazioni ufficiali o più accreditate, spesso perché mancano delle conoscenze per poterle analizzare correttamente. Talvolta, però, sono proprio le spiegazioni ufficiali le più semplici per dare conto della realtà: l’importante è conoscerle e comprenderle”.
Non contento, conclude: “Quando si tratta di ragionare, è meglio fidarsi delle aree associative del cervello che dell’amigdala”.
Per chi non lo sapesse, l’amigdala, derivante dalla parola greca che significa mandorla, è un complesso nucleare situato nella parte dorso-mediale del lobo temporale del cervello che attribuisce un significato emozionale agli eventi e funziona come un archivio della memoria emozionale.
Quindi, il succo del discorso, si riassume con: lasciate stare i vostri ragionamenti su questioni troppo complesse, le vostre sensazioni o emozioni, e fidatevi di chi ha le competenze per spiegarvi, in maniera semplice, ciò che accade.
A me sembra un tentativo maldestro per instillare, nelle teste ancora non compiutamente formate dei nostri giovani e giovanissimi, il principio che dubitare è sinonimo di stupidità.
Io ero rimasto che ogni vita è chiamata a darsi una forma, e la scuola fosse chiamata ad aiutare ogni singolo studente a trovare la sua forma, non a subirla.

Tutto questo, potete immaginarlo, mi tocca nel personale.
Le versioni ufficiali della storia di questo ultimo secolo (e la storia, lo sanno tutti, è scritta dai vincitori) ci raccontano di come John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti, fu ucciso da un pazzo solitario, e che Osama bin Laden, dalla sua base nascosta tra i monti in Afghanistan, dichiarò guerra agli Stati Uniti; da quei monti organizzò gli attentati dell’11 Settembre facendo addestrare, in pochi mesi, dei pecorai come lui alla guida dei Boeing che si schiantarono contro le Torri gemelle, che si disintegrarono ma restituirono intatti i documenti dei terroristi, che servirono per la loro identificazione.
Praticamente, per non essere complottista dovrei credere alle favole.
E, invece, io ripenso a quanti complottisti, per non seguire i racconti ufficiali, hanno cambiato il mondo: penso a Galilei e a Cristoforo Colombo, ad esempio.


E dato che io non credo, per natura e per educazione ricevuta, di avere mai accondisceso a queste indicazioni, mi piacerebbe, invece, avere alcune risposte dal neonato “Ministero della Verità”:
Senza poter organizzare congetture, senza poter esprimere opinioni, quale uomo del futuro si va a formare?
Per poter arrivare a quelle competenze necessarie per poter spiegare le realtà complesse che ci circondano, dobbiamo seguire le spiegazioni ufficiali, o sono posizioni già assegnate?
Un giovane che intenda rispondere alla propria vocazione, ad esempio medica, deve limitarsi a entrare in una carriera come soldatino addestrato a passare un test, come pare si voglia, o deve entrarci con tutti i suoi talenti e la sua professionalità, in modo che si prenda cura del suo prossimo e gli salvi la vita? (In pratica: Tachipirina e vigile attesa, come ordinato dal governo, oppure metodo De Donno/Fleming?)

Perché é verso una società composta da soldatini obbedienti che ci stanno conducendo, e usano non solo il sistema scolastico, ma anche certi programmi televisivi per intorpidire la mente.
Ad esempio, c’è un moltiplicarsi di programmi tv basati su una competizione esasperata che conduce ad una sistematica, progressiva eliminazione: cantanti, cuochi, parrucchieri, pasticcieri, ballerini ecc. si sottopongono al giudizio – spesso spietato, sempre severo – di sedicenti giudici.
E questi giudici sono investiti di una autorità assoluta, che gli proviene non si sa da dove.
I partecipanti si sottopongono a questa autorità dei giudici, riversando su se stessi l’eventuale fallimento nelle prove ed eliminazione.
E’ sbagliato chiamare certi programmi “tv spazzatura”, e non sono neppure semplici giochi, ma sono propedeutici test sulla popolazione, ormai tele-dipendente, in merito alla struttura della società e del mondo del lavoro che intendono creare.
Ecco a cosa servono i soldatini che stanno forgiando.
La cosiddetta meritocrazia è l’infame etichetta che hanno dato alla loro pretesa di scegliere chi premiare, in base a criteri che solo loro decidono e applicano.

“E’ una nuova ideologia del successo non basata su nessuna dinamica sociale ed economica che conosciamo, e che sovverte e annichilisce ogni valore secolare, come: solidarietà, collaborazione, consapevolezza, rispetto, autogestione e creatività.
Obbedienza, sottomissione, arrivismo e servilismo sono le nuove coordinate della società che ci stanno imponendo anche con la forza (repressione, controllo poliziesco, nevrosi normativa)”
(Cit. Paolo Cortesi – Programmi tv come addestramento di massa alla sottomissione – Maggio 2014)


8 commenti

  1. Andrea

    Ho letto con vero piacere questo articolo, non ho soluzioni, come l’autore di esso… L’unica cosa che ho saputo fare a riguardo è stata quella di decidere di non fare figli, da dover per forza dare in pasto a questo sistema, dove se,nonostante tutto, danno retta a me cresceranno come disadattati ed emarginati e se danno retta alla skuola verranno cresciuti come pedine obbedienti, inconsapevoli di sé stessi ed incapaci di elaborare pensieri propri,senza avere nemmeno le parole necessarie per riuscire a provare ad esprimere un’emozione. È tristissimo.

    1. Buona sera Sig. Andrea,
      La ringrazio della sua attenzione ai nostri articoli e del commento che ha voluto lasciarci. Vuol dire che ho azzeccato l’argomento e anche il modo di esporlo. La ringrazio sinceramente.
      Volevo però soffermarmi sulla conclusione che lei stesso da al suo commento. “E’ tristissimo”.
      E’ proprio tristissimo notare, almeno da parte mia, come l’unica soluzione trovata per ovviare alle imposizioni del sistema, sia quella di incoraggiarlo e dargliela vinta. Perché vede, sig. Andrea, io ho scritto che non vedevo soluzioni al sistema creatosi nel nostro Paese, anche se nel resto del mondo cosiddetto Occidentale non va molto meglio.
      Ho avuto, però, più volte occasione di esprimermi riguardo al fatto che io creda che questo sistema, venutosi a creare in questa parte del mondo, risponda a “comandamenti” non proprio umani, che mirano a togliere l’umanità insita in ogni singolo uomo.
      Si vuole privare l’uomo di ogni positività che offre il vivere stesso: della gioia di avere un lavoro, rendendolo, se non proprio schiavo, ma comunque scontento delle sue mansioni o del salario; della felicità di vivere in un ambiente confortevole e magari ottenuto col sudore della propria fronte, rendendolo debitore a vita di chi gli offre di vivere in un ambiente angusto e privo di calore; dell’affetto dei suoi cari, facilitando le divisioni, l’allontanamento degli affetti, financo a privarlo della procreazione, che è forza della vita stessa!
      Quindi, la decisione che lei ha preso, mi permetto di dire egoistica, nel non volere avere figli per non farli crescere come disadattati ed emarginati, è doppiamente negativa: in primo luogo perché favorisce l’agenda cui il sistema fa riferimento (Agenda 2030, “Non posseggo nulla e sono felice”. La conosce?), e in secondo luogo perché, mi creda, quando ci sono giorni bui e tristi, e ci sono per tutti, a prescindere, le uniche soddisfazioni provengono da loro, dalla felicità di vederli crescere come IO ho deciso di farli cresce, non come li vuole il sistema, e la tranquillità di sapere che, quando non ci sarò più, saranno loro a portare avanti i valori che gli ho trasmesso, alla faccia del sistema stesso.
      Certo ci vuole un pò di impegno, soprattutto per evitare di delegare ad altri i compiti che sono propri di ogni genitore.

      Per concludere, sig. Andrea, spero di non essere stato troppo duro nella mia risposta, che giudizio non vuole essere.
      Mi permetta, infine, di inviarle i miei più sentiti auguri per una più serena vita, qualunque decisione voglia prendere.
      Nonostante tutti i bastoni che vogliono metterci tra gli ingranaggi delle nostre esistenze, abbiamo sempre la possibilità di trovare un gancio in mezzo al cielo, che sia sereno o tempestoso, a portarci fuori dai loro infimi tentacoli. L’importante è crederci: Non praevalebunt

      1. Milena

        Grazie, Mario per l’articolo e per questo ultimo commento. Posso confermare ciò che lei scrive, crescere dei figli è difficile, ma noi genitori a casa possiamo instillare loro lo spirito critico e anche la forza per resistere a eventuali emarginazioni.
        Ma se tutti corrono verso il burrone, non possiamo farlo anche noi!
        Vorrei aggiungere che dopo alcuni anni di isolamento abbiamo trovato altre persone che non seguono il gregge, altre famiglie, altri giovani coraggiosi. Non siamo soli!

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