Macroeconomia domestica
Macroeconomia domestica

Macroeconomia domestica


Devo dire la verità: non sono un economista.
Ho studiato, certo, a scuola qualche teoria di qualche illustre conoscitore della materia, ma sono passati tanti anni da allora e poco mi e’ rimasto.
Pero’, devo dire, che quel poco lo faccio fruttare nella gestione economica della mia casa e della mia famiglia.
No, non mi interesso di investimenti, bot e cianfrusaglie varie.
Pratico una più “semplice” economia domestica.
Quindi, quando leggo notizie come “Oltre il 63% delle famiglie italiane fatica ad arrivare a fine mese. L’Eurostat: La media europea è al 45,5%” mi interesso e cerco di approfondire.
Anche perché sono curioso di sapere quel “fine del mese” a cosa equivale: gli ultimi giori del mese, l’ultima settimana del mese o le ultime settimane del mese?
E la differenza non e’ da poco.
Anche perché con i contratti in circolazione, che erogano stipendi miseri, e con tutte le tasse raddoppiate negli ultimi anni, a me e’ gia’ difficile farlo partire il mese.
E la constatazione del “mal comune mezzo gaudio” non soddisfa proprio.



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Tralascio il raccontarvi delle risate nervose che mi faccio quando ricevo i messaggi della mia banca che mi incita a diversificare il mio portafoglio. Avrei voglia di prenderla per il collo, la mia banca, e appicicarla al muro per dirle “cosa cazzo dovrei diversificare, visto che non ho piu’ neppure un cazzo di portafoglio materiale, e quel poco che ricevo e’ nelle tue mani, e mi fai pure pagare un euro e venti ogni volta che io da casa MIA col MIO computer pago con i MIEI soldi una MIA bolletta”.
A volte anche io cado nell’errore di pensare che la prima causa della situazione disastrosa in cui ci ritroviamo sia proprio questa, e cioè che chi ha le redini della politica e della finanza viva in un altro mondo, non si renda conto di cosa succede a noi semplici cittadini. E quindi mandano messaggi a cazzo, facciano promesse elettorali a cazzo, governino a cazzo.
Ma e’ poi proprio cosi’?
Se cosi’ fosse, basterebbero le elezioni a sistemare il tutto. Basterebbe che quel 63% di famiglie di cui sopra si coalizzasse e mettesse al posto giusto le persone giuste a governare gli eventi.
Eppure, abbiamo visto che, cin questo ragionamento, nulla e’ cambiato e nulla cambierà.
Provo a spiegarmi meglio ripartendo dal discorso iniziale. Purtroppo dovrò sviare spesso dall’argomento specifico (situazione economica nazionale disastrosa) perché il discorso e’ molto vasto e, quindi, avrò bisogno di fare degli esempi concreti che aiutino a capire meglio il succo del discorso che ho in mente. Se scrivessi solo di regole economiche e formule matematiche, forse risulterei più conciso ma non credo che raggiungerei l’obiettivo di essere capito.
Ritorniamo al titolo: “Oltre il 63% delle famiglie italiane fatica ad arrivare a fine mese. L’Eurostat: La media europea è al 45,5%”.
Leggiamo attentamente e ragioniamo: innanzitutto, sono dati del 2022, gli ultimi disponibili, e non c’è da stare allegri vedendo l’andamento dei prezzi nel 2023; poi verrebbe da pensare che, siccome la media UE è del 45,5%, mentre l’Italia e’ ben al disopra, le altre nazioni dovrebbero sentirsi rinfrancate.
Ma non e’ cosi!
Perche’?


Perché io so, da buon complottista, che il mainstream mente, e il miglior modo di mentire, e fare in modo che gli altri non si accorgano che sto mentendo, e’ giocare con i numeri. E quale miglior gioco possiamo fare coi numeri se non la macroeconomia di cui il 99% della popolazione (me compreso) e’ ignorante?
Quindi non mi sono fermato troppo sul titolo e neppure sull’articolo e sono andato a cercare altre fonti, perché, data una media percentuale del 45,5%, voleva dire che, oltre l’Italia, c’era qualche altro Paese che superava la soglia del 50%.
E ho scoperto che, su 27 stati dell’UE, sono 14 quelli che hanno oltre metà delle famiglie con questi problemi.
In tutto ciò, spicca negativamente il quasi 90% delle famiglie della Grecia.
Occorre, a questo punto, fare un riassunto di ciò che è successo per comprendere come siamo arrivati a questa miserabile situazione:
l’Unione Europea che oggi conosciamo, questo Moloch nato come Comunità economica europea (CEE) con il trattato di Roma del 25 marzo 1957, e poi cresciuta attraverso diverse modifiche successive, tra cui il trattato di Maastricht del 1992, ha assunto la struttura attuale con il trattato di Lisbona del 2007.
L’Unione europea è un’associazione unica nel suo genere, un misto tra uno Stato federale e una organizzazione sovranazionale.
Riporto testualmente:
“Fra i suoi scopi formalmente dichiarati (art. 3 TUE) vi sono l’incremento del benessere dei suoi cittadini, la creazione di un’economia di mercato «fortemente competitiva» con stabilità dei prezzi e piena occupazione, la realizzazione dei valori di libertà, sicurezza e giustizia «senza frontiere interne», la lotta contro l’esclusione sociale e la discriminazione, il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale e della solidarietà tra gli Stati membri, la promozione della pace, del progresso scientifico e tecnologico, la difesa dell’ambiente, il rispetto per la diversità culturale e linguistica dell’Europa”.
Adesso vi chiedo: dal 1957 ad oggi, quali di questi scopi è stato raggiunto?
Anzi, se penso che ad un certo punto della storia l’Italia si era ritrovata, nel 1987, a essere la sesta nazione più ricca del mondo, dopo gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica, il Giappone, la Germania Ovest e la Francia, e l’anno successivo addirittura la quarta (escludendo l’Unione Sovietica, sorpassando la Francia e con l’avvento della Germania unita), ed oggi è il fanalino di coda in tutte le statistiche immaginabili, oserei dire che abbiamo fatto non uno ma mille milioni di passi indietro.
Mentre scrivevo l’elenco degli scopi prefissati, mi è tornata quella risatina isterica di cui vi dicevo a proposito dei messaggini della mia banca. Su alcuni di quei scopi poi, come ad esempio “la promozione della pace”, “il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale e della solidarietà tra gli Stati membri” e la “stabilità dei prezzi e piena occupazione, la realizzazione dei valori di libertà, sicurezza e giustizia” sarebbe bene stendere un velo pietoso visti gli ultimi accadimenti.
Eppure erano tutti a elogiare la sfilza di governi che abbiamo avuto con acclamati economisti (Monti, Gentiloni, Draghi) “che tutto il mondo ci invidia”. Chissà, mi chiedo io, sarcasticamente, come saremmo messi oggi senza la loro lungimiranza e competenza!
Nevvero?


E dell’Euro, questa “fantastica” moneta unica che, secondo un altro fine politico nostrano, doveva farci lavorare un giorno di meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno di più, ne vogliamo parlare?
Il primo Gennaio 2024 ricorreranno 22 anni dalla sua introduzione, e da allora la vita degli italiani, e il loro portafogli, sono cambiati, ma è opinione ormai acclarata che ciò non sia avvenuto in meglio.
Basta ricordare, con la mia spicciola economia domestica, che nel 2001 un caffè al bar costava in media 0,46 euro, per la classica  pizza e bibita vent’anni fa si spendevano 5,50 euro, un biglietto dell’autobus valeva 1.500 lire (0,77 euro).
Oggi quella stessa tazzina costa più di 1 euro, per mangiare in pizzeria bisogna tirare fuori in media 12 euro, per salire sui mezzi pubblici bisogna avere in mano un biglietto da 1,50 euro (2 se parliamo di Milano).
Per tutto il resto c’é Mastercard, come dice una nota pubblicità.
Ma credo che tutti voi siate a conoscenza di quello che vi sto raccontando, e non voglio dilungarmi oltre.
Vorrei invece soffermarmi sul perché si prosegue su questa linea disastrosa senza che nessuno si azzardi a dire nulla.
E qui scatta l’istinto complottista che c’è in me.
Dovete sapere che nel 2012 L’Unione Europea ha vinto in Premio Nobel per la pace, “per aver contribuito alla pace, alla riconciliazione, alla democrazia e ai diritti umani in Europa” (dite la verità: adesso anche a voi sta salendo quella stessa mia risatina nervosa…).
Diciamo che dopo aver insignito dello stesso premio il più grande lanciatore di missili e scaricatore di bombe sulla popolazione civile di mezzo mondo, queste “eclatanti” notizie non fanno più molto effetto.
Ma sentire parlare di “contributo alla democrazia” riferito a una organizzazione che dal primo giorno in cui è stata concepita non ha fatto altro che sottrarre sempre più grandi fette di sovranità nazionali ai suoi stati membri, mi pare illogico. Anche per i modi in cui queste sovranità sono state tolte: attraverso diktat, imposizioni e ricatti.
Pensate a come è stata ridotta la Grecia, ormai divenuta un’appendice della UE, non più Stato Membro, che ha dovuto svendere tutti i suoi beni, tra cui porti e aeroporti, per ripagare i prestiti “generosamente” versati attraverso il meccanismo del MES, che oggi vogliono appioppare a noi.
Non sarò un economista, ma neanche scemo.
Sapete perché, secondo la mia spicciola economia domestica, nonostante tutti questi dati negativi nessuno si muove per farci uscire dalla spirale e a cambiare rotta?
Perché, a fronte di quel 63% di famiglie in profonda difficoltà, l’Italia è sotto controllo totale del restante 37%.
Settori quali la piccola e media impresa sono alla fame a fronte di settori come quello politico, economico, la magistratura, il giornalismo, le università, la pubblica amministrazione, i sindacati e l’associazionismo vario che stanno tutti benissimo, alcuni mai stati meglio.


Sono questi settori che vi dicono costantemente che servono più immigrati, che vogliono le “case green” e l’auto euro9, che invitano a sospendere la coltivazione dei campi e l’allevamento del bestiame.
Sempre loro che spingono gli insetti e la carne stampata in 3D per l’alimentazione.
E questi ultimi settori vengono costantemente foraggiati affinché portino alla chiusura e alla svendita totale dei primi. Perché la mafia, pardon, la finanza che conta (banche/banchieri e multinazionali) sa bene che quei foraggiamenti sono ottimi investimenti.
E a riprova di ciò che dico, vi sono gli ultimi scandali di corruzione che hanno coinvolto numerosi importanti esponenti dell’istituzione europea, dal 1999 (scandalo Edith Cresson che portò tutta la Commissione Europea, presieduta da Jacques Santer, alle dimissioni) ad oggi (scandalo Qatargate).
Ogni anno a Bruxelles viene spesa la somma enorme di 1,5 miliardi per attività di lobby, e la Commissione UE rubrica l’attività di lobbying sotto la voce “democrazia rappresentativa”.
Che dire poi di un presidente della Commissione europea (Il portoghese José Barroso) dal 2004 al 2014, che è poi diventato presidente non esecutivo della banca d’affari Goldman Sachs? E dell’ex commissario per la concorrenza dal 2004 al 2014 (l’olandese Neelie Kroes) che è stata scoperto essere direttore di una società registrata alle Bahamas e non dichiarata mentre era in carica?
Si potrebbero citare a decine di questi casi, e di ancora più eclatanti, ma finirei per annoiarvi.
Sono passati e nessuno ne ha chiesto conto.
Quindi, che fare?


Prima di tutto smetterla di credere a ciò che ci viene propinato dai media; poi smetterla di pensare che i soldi che arrivano dall’Europa siano gratis e servono a finanziare chissà cosa. Quei soldi sono autofinanziati con le nostre tasse e servono a salvare le aziende dei soliti noti, amici degli amici, oppure a foraggiare quei settori che lavorano per le élite.
E poi, come ho già avuto modo di dire, bisogna smetterla di farci trovare divisi in varie tifoserie, da loro ben distinte: pro-qualcosa e no-qualcosaltro, gruppi e sottogruppi cui “sapientemente” sono stati affibbiati nomi come no vax, terrapiattisti, complottisti, ecc.
Occorre ritrovare unità tra noi, complicità in rapporti più umani da sviluppare, costi quel che costi, anche tra produttori e consumatori, soprattutto di generi di prima necessita’. Ritrovando il senso e il valore di una energica e sincera stretta di mano, aldilà di scontrini e fatture
Serve un nuovo paradigma.
Se non lo faremo, restando sulle nostre orgogliose posizioni irremovibili, causate dalla rabbia, se non dall’odio, e non metteremo da parte  tutto quello che ci divide, ci massacreranno con ancora più vigore.

L’ultima loro trovata in materia economica, l’Euro digitale, spazzerà via quel che resta del nostro paese e delle nostre vite.
Possiamo sconfiggere tutto questo  solo dicendo tutti insieme un grande NO a tutto ciò che ci propongono in nome del tanto decantato globalismo.
È davvero così difficile?



15 commenti

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